03 febbraio 2009

Carramba... che fortuna!

Era un pomeriggio caldo di inizio estate, io certaldese di provincia (perché quelli da dove vengo io i certaldesi del centro li discriminano), spensi il mio walkman ed entrai in quello studio televisivo per fare il provino che avrebbe potuto cambiare la mia vita, quello per Carramba che Fortuna.
Dieci minuti prima mi avevano dato un copione, mezza pagina di un foglio A4 che non avevo neanche aperto prima di presentarmi a loro; dovevo leggerlo a Raffaella.
Aprii il foglio una volta lì, era una banale storiella da raccontare e far ridere facendolo, e se Dio mi ha dato una dote è quella.
Via una riga, due, la terza a seguire, come le serie di goal che Batistuta rifilava a Pagliuca nelle giornate migliori, tutti piegati, Raffella, Japino, il cameraman, la guardia, il Cecchini che era stato provinato prima di me ancora in studio, un macello.
Il provino successivo fu pura formalità, era già stato scelto.
Due mesi dopo andai a Roma.
Un pesce fuor d'acqua.
Vivevo in hotel, mangiavo da solo da Giorgio (il ristoratore degli impiegati della posta), non frequentavo nessuno, ero talmente depresso che non riuscivo nemmeno a scopare le fan.
Avere avuto Facebook o MySpace avrebbe compensato, ma allora Internet viaggiava a 14 k e a me non rimanevano che i libri della Feltrinelli che divoravo uno dopo l'altro.
Roma è una città stupenda, che vive ogni giorno della settimana, ma se sei da solo diventa interessante quanto Chiusdino, ridente pesello ubicato su un cucuzzolo tra Siena e Grosseto dove i miei ai tempi avevano un'attività.
Il martedì tornavo a casa, sempre.
Col Lusini (che a quei tempi era in cassa integrazione) andavamo a Siena, mi fermavano per strada: "Che culo, beato te!", eh... che culo!
Il mercoledì ripartivo per quella che sarebbe stata un'altra settimana di noia tra i Carramba Boys.
Io e 39 di loro, più Mirko, la riserva.
39 palestrati, egocentrici, aggressivi, effeminati che mi odiavano fino alla morte perché rubavo loro quei maledetti cinque minuti di visibilità, che corrispondevano al racconto della storiella quotidiana, come se al provino io non fossi stato preso per fare quello e comunque non lo avessi fatto dieci volte meglio di loro.
Il giorno della befana fu un sollievo, di nuovo a Certaldo, a fare il falegname con mio padre.
In dieci anni non ho mai scritto di questa esperienza, e non ho mai risposto chiaramente a chi mi ha chiesto del perché non abbia avuto un seguito.
In questi 10 anni ho studiato, lavorato sul campo, scritto, provato, frequentato i posti giusti, forgiato il mio stile, fatto quello che probabilmente avrei dovuto fare prima però senza farlo perché troppo impegnato a studiare l'inglese e provare a portarmi a letto le straniere dello Space, senza mai parlare di questa esperienza, arrivata troppo presto e nel modo sbagliato.
Una cosa comunque la posso dire, quell'esperienza un seguito non lo ha avuto perché per quanto mi riguarda non è nemmeno mai iniziata, ed anche se mi ha sbattuto in televisione davanti a milioni di persone con chili di trucco in faccia e costumi alla Freddy Mercury addosso, non mi hai mai rappresentato veramente.
Io sono altro e lo dimostro ogni volta che mi esibisco nelle mie serate, che la gente però non viene a vedere perché è troppo impegnata a guardare la tv ed a chiedermi "Ma perché non torni da Raffaella!".
Scusate la confidenza, ma perché non ve ne andate a fan....!!!!!

01 gennaio 2009

2009

2009, quasi mi sembra impossibile leggere tale data sul display del mio Mac, soprattutto se penso a quel lontano 1988, quando scampai miracolosamente ad un incidente che con molte probabilità si sarebbe rivelato mortale, all'età di 17 anni.
La mia storia fino ad ora potrebbe essere la sceneggiatura di un film, con un evolversi di eventi che rocambolicamente mi hanno portato a vivere esperienze che potrebbero accavallarsi in una sceneggiatura di Hollywood.
Da ingenuo adolescente della provincia più remota sono passato negli anni a vivere situazioni che attraverso il sapore agro degli errori e della sofferenza  mi hanno catapultato sul palcoscenico della vita prima e dello spettacolo poi.
Ho vissuto ai margini ed ho vissuto da leader, sono arrivato a calcare palcoscenici importanti facendo quelle cose per le quali mi sono invece beccato di cretino quando ho provato altrove.
Ho viaggiato, conosciuto persone che mi hanno indicato la via e donne alle quali io ne ho indicata un'altra, fatto spettacoli davanti a centinaia di persone, trasmissioni tv davanti a milioni, scrivendo un libro poi pubblicato e del quale sono orgoglioso, vedendo cose che non racconterò mai a nessuno e facendone altre che forse racconterò solo a qualcuno.
Sempre avanti con i miei pregi ed i miei difetti, con la mia scorza dura costruita negli anni, con gli occhi di un ragazzo che capisce tutto dopo uno sguardo, perché chi ne ha viste tante non ha bisogno di guardare a fondo per capire la verità.
Oggi sono questo e forse più, però ci tengo a dire che sono anche e soprattutto un'altra cosa.
Oggi posso dire con orgoglio di essere in grado di offrire un'ora di intrattenimento puro, davanti a chiunque, mettendo in piazza i miei vizi, le mie virtù, le mie donne, le mie esperienze, le mie verità nascoste e quelle che invece voglio raccontare, senza remore.
Per cui il 2009 sarò di nuovo tra voi, sperando di avere molte occasioni per farlo.
Il team si sta allargando, i progetti non mancano, le serate si spera neanche.
Voglio ringraziare con questo post le persone che nel 2008 hanno dispensato sforzi (in diversa misura) perché tutto ciò che più amo fare potesse alla fine essere fatto.
Piero, Fabio, Enrico, Marco, Dado, Carlo, Enzo, Francesca, Gabriele, Tiziana, Luciano, Davide, Ottavio, Giampaolo, Ilario, Tiziano e i nuovi arrivati ma già preziosi Mauro e Luca.
Se mi sono dimenticato di qualcuno scusate, vedrò di rimediare.
Non credo continuerò a collaborare con tutti i sopra citati, le cose cambiano, con qualcuno abbiamo già trovato incolmabili divergenze, con qualcun altro invece esorcizzato possibili incomprensioni.
In ogni caso grazie, e adesso via a vele spiegate verso un proficuo 2009.
Perché finché ci sarà un palco ad attendermi ed un microfono acceso continuerò sempre ad offrire la mia ora di intrattenimento puro, senza remore... e non avrò bisogno altro che di una vostra risata.